CORONAVIRUS, COME IL VIRUS HA INFLUENZATO I SOCIAL E IL DIFFONDERSI DELLE FAKE NEWS

Il Coronavirus ha cambiato tutti noi, ha stravolto la nostra quotidianità e, quindi, anche il nostro modo di comunicare e di stare sui social network.

Il paradosso è enorme: i social, prima tacciati di creare distanze tra le persone, oggi sono l’unico modo per tenerle in contatto, ‘unite’.

Molto è cambiato da febbraio a oggi.  Instagram, ad esempio, è divenuto il luogo virtuale della solidarietà, delle campagne di crowdfunding lanciate dagli influencer di tutta Italia.

E gli utenti? Molti pubblicano le videoconferenze tenute con gli amici durante un aperitivo fatto a distanza come fossero al bar, altri pubblicano scatti di succulente ricette rigorosamente home-made, altri, ancora, si cimentano in scatti e dirette fatti durante i training di pilates e yoga.

Facebook, che molti definivano come un social ormai datato e adatto solo a un target “old”, è diventato invece oggi il luogo eletto, anche dal Governo, per le pubblicazioni e le dirette istituzionali. Si pensi ai discorsi del Premier Giuseppe Conte che, in una sorta di serialità tipica delle soap opera, sono divenuti un appuntamento fisso per oltre 7 milioni di italiani. E infine Telegram,da molti ancora sconosciuto.

Ma anche altri sono i cambiamenti in atto. Dal 20 gennaio a fine marzo la percentuale di fake news sul totale delle notizie online relative al Coronavirus è arrivata al 7% (7,3% nella prima settimana, 6,8% in quella tra il 17 e il 23 febbraio quando è esplosa l’epidemia nel nostro Paese, e tra il 4 e il 5%nelle settimane successive). Il dato è fornito dall’Osservatorio sulla Disinformazione Online dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni. 

Dalle notizie sui complotti e sulla manipolazione del virus in laboratorio, ai benefici prodigiosi della Vitamina C contro il dilagare dell’epidemia, siamo stati inondati di bufale, tra l’altro non distinguibili subito come tali. 

Ma, mentre le notizie che circolano su Facebook o Instagram vengono facilmente smentite attraverso canali  visibili e non sommersi, più difficile è riconoscere e smascherare le notizie false divulgate attraverso i gruppi privati delle app di messaggistica istantanea. 

È per questo che il 2 aprile, ad esempio, a sostegno di WhatsApp, è arrivato un servizio di fact-checking sulle notizie Covid che ha l’obiettivo di verificare le informazioni circolanti e combattere la disinformazione.

Il servizio è simile, nel suo funzionamento, al bot informativo dell’Oms. L’utente deve per prima cosa salvare nella propria rubrica il numero di Facta: +39 345 6022504. A questo numero, tramite WhatsApp, si potranno inoltrare i messaggi ricevuti  (testi, vocali, immagini o video)  dei quali si desidera verificare l’autenticità. Facta risponderà all’utente una volta presa in carico la richiesta di verifica e, nel caso si tratti di una nuova notizia falsa, ne pubblicherà l’analisi sul sito dedicato.

Stesso discorso vale per Telegram, altra piattaforma di messaggistica istantanea che si è mossa contro la diffusione di notizie false legate alla pandemia di Coronavirus, attraverso una serie di strumenti, fra i quali un canale principale, che riporta a canali locali delle autorità sanitarie nazionali.  All’interno di questi, gli utenti possono trovare solo informazioni ufficiali a proposito dell’emergenza sanitaria, anche se purtroppo, fra i paesi che attualmente hanno messo a disposizione questo strumento, manca l’Italia.

L’era della globalizzazione comunicativa ha indubbiamente i suoi pregi, ma dall’altro lato consente a tutti di far circolare notizie, anche infondate.

Resta a noi verificarne attentamente la fonte, anche con l’aiuto dei mezzi che oggi, fortunatamente, ci vengono messi a disposizione.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su