“Alla fine della fiera…” Trasformare i costi di smaltimento dello stand da spesa in asset aziendale
Alla fine della fiera…
Sono le sette di sera dell’ultimo giorno di fiera. Pannelli in legno, teli stampati, espositori in plastica: tutto quello che per quattro giorni ha raccontato il tuo brand finisce su un camion diretto allo smaltimento. Lo smaltimento dello stand di solito è una riga in fondo al consuntivo dell’evento, c’è poco da pensarci… ma forse non è cosi. Questo articolo risponde a una domanda precisa: quella spesa legata a ciò che diventa a tutti gli effetti un rifiuto può diventare qualcosa che l’azienda tiene, usa e racconta?
La risposta breve è sì, a tre condizioni: sapere quali materiali si possono recuperare, avere i partner giusti per trasformarli e comunicare il risultato senza esporsi al rischio di greenwashing.
Il paradosso dell’allestimento fieristico
Uno stand assorbe il 100% dell’investimento in progettazione e materiali, poi esaurisce la sua funzione espositiva in pochi giorni. I materiali però restano integri: il legno regge, i teli conservano la grafica, la plastica è ancora utilizzabile.
Nel modello lineare, quello che quasi tutte le aziende seguono ancora, la sequenza è sempre la stessa:
- dismissione immediata dopo l’evento;
- generazione di scarti e di un costo di smaltimento;
- fine della storia che lo stand stava raccontando.
Il terzo punto è quello che pesa di più e che si nota di meno. Hai speso mesi a costruire un’immagine coerente, e l’ultimo atto di quell’immagine è un cassone dei rifiuti.
Tre ruoli, tre domande diverse
Lo stesso stand smontato pone problemi diversi a seconda della scrivania da cui lo guardi.
Se guidi il marketing, la domanda è: come faccio a far durare il valore dell’evento oltre i giorni di fiera? Ti servono contenuti nuovi, occasioni di relazione con clienti e dipendenti, una storia da raccontare anche a marzo, quando la fiera è lontana.
Se sei responsabile CSR o sostenibilità, la domanda è: come dimostro con fatti verificabili che la nostra azienda applica i principi circolari che dichiara? Il report di sostenibilità chiede dati, e la comunicazione ambientale oggi chiede prove.
Se sei il CFO, la domanda è: posso ridurre la parte di budget eventi che produce zero ritorno? Ogni euro speso nello smaltimento esce dall’azienda senza lasciare nulla.
Second Life, il progetto sviluppato da GoodCom e Dotlab, risponde a tutte e tre: recupera i materiali dello stand, li trasforma in oggetti utili attraverso laboratori e cooperative del territorio, e li rende una storia documentata che l’azienda può comunicare. Trovi la presentazione completa del servizio nella pagina dedicata a Second Life.
Come funziona e che cosa diventa uno stand
Il percorso parte prima della fiera: si mappano i materiali dell’allestimento, si scelgono quelli recuperabili, si progettano le nuove destinazioni d’uso, si affida la lavorazione a cooperative sociali, laboratori artigianali o accademie e si racconta il risultato con documentazione verificabile. Si può partire da un singolo stand o estendere il progetto a tutte le fiere dell’anno.
Un esempio: un’azienda di creme al cacao e nocciole, dopo due anni di fiere con lo stesso stand, recupera tre materiali. I teli in canvas plastificato diventano shopper e pochette numerate, tutte diverse perché ricavate da porzioni diverse della grafica. Il legno della struttura diventa casette nido per scoiattoli e fioriere per le scuole, un richiamo diretto alla nocciola. I secchi della linea professionale, dipinti da artisti e studenti, diventano vasi da esporre o donare. Ogni oggetto può poi diventare un regalo istituzionale per dipendenti e stakeholder.
GoodCom ha già lavorato con questa logica. Per Olitalia ha sviluppato Esausto ma pieno di vita, una campagna rivolta alla ristorazione sul recupero degli oli vegetali esausti, presentata a Cibus Parma 2024. Insieme alla cooperativa Felici da Matti sono stati realizzati saponi ricavati dall’olio esausto e distribuiti ai ristoratori: un oggetto concreto che dimostra in mano al destinatario come uno scarto possa rigenerarsi. Second Life applica lo stesso principio ai materiali fieristici.
I tre rischi da gestire prima di comunicare
Un progetto di riuso fatto male può costarti più di uno smaltimento. I punti delicati sono tre.
Il claim ambientale. Dal 27 settembre 2026 si applica il D.Lgs. 30/2026, che recepisce la Direttiva UE 2024/825 sulla tutela dei consumatori nella transizione verde. Le asserzioni ambientali generiche sono vietate e la documentazione a supporto deve esistere prima della comunicazione. Le sanzioni dell’AGCM arrivano fino a 10 milioni di euro. Scrivere “stand 100% sostenibile” o “zero rifiuti” senza dati precisi espone il brand. Dire “il legno dei pannelli è diventato 40 fioriere donate a 12 scuole” invece regge, perché è specifico e verificabile.
La gestione dei materiali. Quando un materiale viene classificato come rifiuto, la sua movimentazione segue regole precise su operatori autorizzati e tracciabilità. Per questo la destinazione di ogni componente va decisa prima dello smontaggio, insieme a chi conosce la filiera del recupero.
La rendicontazione. Banche, finanziatori e clienti della filiera chiedono sempre più spesso dati di impatto solidi. Un progetto di recupero che non produce documentazione resta un bel gesto senza valore negli strumenti di rendicontazione ESG.
Second Life copre questi tre fronti: GoodCom verifica i claim con il supporto di consulenti legali, porta l’esperienza maturata con aziende dell’economia circolare e produce la documentazione d’impatto utilizzabile nella reportistica di sostenibilità.
Cosa puoi fare prima della prossima fiera
Il momento giusto per decidere la seconda vita dello stand è prima di costruirlo, o al più tardi prima di smontarlo. Cinque azioni pratiche:
- Chiedi all’allestitore l’elenco dei materiali, con quantità e composizione. È la base di qualsiasi recupero.
- Individua il calendario completo delle fiere in cui userai lo stesso allestimento, così da sapere quando i materiali saranno disponibili.
- Confronta il costo di smaltimento dell’ultimo evento con il valore di un’attività di gifting o di engagement che potresti ricavarne.
- Coinvolgi CSR e marketing nella stessa riunione: il recupero funziona quando chi produce i dati e chi li comunica lavorano insieme.
- Prepara la documentazione prima di annunciare il progetto, in modo che ogni claim sia supportato da numeri e fonti.
Se vuoi capire come applicare questo percorso al tuo prossimo stand, scrivici e approfondiamo insieme.
Domande frequenti
Nel modello lineare l'azienda smonta lo stand subito dopo l'evento e manda pannelli in legno, teli stampati ed espositori in plastica allo smaltimento, pagando un costo. Eppure i materiali restano integri, perché il legno regge, i teli conservano la grafica e la plastica si può ancora usare.
Le condizioni sono tre. L'azienda deve sapere quali materiali si possono recuperare, avere i partner giusti per trasformarli e comunicare il risultato senza esporsi al rischio di greenwashing.
GoodCom e Dotlab cominciano prima della fiera. Mappano i materiali dell'allestimento, scelgono quelli recuperabili, progettano le nuove destinazioni d'uso e affidano la lavorazione a cooperative sociali, laboratori artigianali o accademie. Alla fine documentano il risultato in modo verificabile, così l'azienda lo può comunicare. L'azienda può partire da un solo stand o estendere il progetto a tutte le fiere dell'anno.
Nell'esempio di un'azienda di creme al cacao e nocciole, i laboratori ricavano shopper e pochette numerate dai teli in canvas plastificato. Dal legno della struttura ricavano casette nido per scoiattoli e fioriere per le scuole. Artisti e studenti dipingono i secchi della linea professionale, che l'azienda espone o dona come vasi. L'azienda può poi regalare ogni oggetto a dipendenti e stakeholder.
Il primo rischio è il claim ambientale. Il D.Lgs. 30/2026, che recepisce la Direttiva UE 2024/825, vieta le asserzioni ambientali generiche e impone che la documentazione esista prima della comunicazione. L'AGCM può applicare sanzioni fino a 10 milioni di euro. Il secondo rischio riguarda i materiali classificati come rifiuto, e chi li movimenta deve rispettare le regole su operatori autorizzati e tracciabilità. Il terzo è la rendicontazione, perché banche, finanziatori e clienti della filiera chiedono dati di impatto solidi.
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