ESG. Perché rendicontare non basta?
Investire in sostenibilità conviene, e i dati lo misurano. L’indagine condotta nel 2025 dal Centro Studi Tagliacarne con Unioncamere su 2.000 imprese mostra che investire in attività green fa crescere di 6-7 punti percentuali la probabilità di conseguire migliori performance aziendali.
L’Istat quantifica un vero e proprio premio di sostenibilità in termini di produttività: +4,5% per le imprese lievemente sostenibili, +7,9% per quelle mediamente sostenibili, +10,2% per quelle altamente sostenibili. Il premio cresce con la profondità dell’impegno.
Il vantaggio si estende a due ambiti meno prevedibili. Le competenze: tra le imprese eco-investitrici il 78% ha attivato percorsi di up-skilling e il 45% di re-skilling, contro il 50% e il 19% delle altre — in media quattordici punti percentuali di capacità operativa interna. E le relazioni: le aziende che investono in ottica ESG risultano più dinamiche con ogni stakeholder, dai dipendenti (88% contro 67%) alle banche (49% contro 36%), dalla scuola (47% contro 28%) alle associazioni di categoria (47% contro 32%).
Messi insieme, questi numeri descrivono un’unica realtà: performance economica e performance sostenibile si muovono insieme. Aziende come Feralpi, Sammontana o Palm sono state a lungo considerate visionarie per aver guardato agli aspetti ambientali, sociali e di governance prima delle altre. Hanno dimostrato sul campo che la dimensione della sostenibilità resta complementare all’obiettivo di massimizzazione del profitto.
La comunicazione per amplificare
Molte imprese lasciano gran parte di questo valore sul tavolo in un punto preciso: la comunicazione.
Il Rapporto del Centro Studi Confindustria 2023 ha chiesto a un campione di PMI quali benefici avessero ottenuto dalla rendicontazione di sostenibilità, su una scala da 1 a 4. In cima alla classifica si colloca il miglioramento della brand reputation (3,2), seguito dai processi interni (3,0), dalla gestione dei rischi (2,9) e dalla relazione con gli stakeholder (2,9).
La reputazione guida dunque i benefici percepiti, e si genera a una condizione precisa: che l’investimento sia conosciuto, compreso e ritenuto credibile. Una riduzione di emissioni, una certificazione di filiera, un percorso formativo producono fiducia quando qualcuno, fuori, li conosce e li giudica attendibili.
Rendicontazione e comunicazione: due funzioni diverse
È la distinzione su cui GoodCom lavora ogni giorno, e una delle più fraintese.
La rendicontazione è trasparenza, richiesta da normative o da impegni verso il mercato. Risponde a una domanda binaria — è vero? — con dati, perimetri e metodologie dichiarate. Resta una responsabilità indelegabile. Una domanda binaria, però, si chiude appena ottiene risposta: il documento va in archivio e l’organizzazione torna a fare quello che faceva il giorno prima.
La comunicazione d’impatto lavora su una domanda che resta aperta: che senso ha? Per chi lavora in azienda, per chi compra, per chi finanzia, per il territorio. Riguarda il modo di stare nel mercato: come parli del tuo lavoro, come raccordi ciò che dichiari con ciò che fai ogni giorno, come attrai i clienti che cercano quello che rappresenti davvero.
Le due funzioni si completano. La rendicontazione dimostra, la narrazione strategica significa. Presa da sola, la prima produce documenti che nessuno legge; la seconda, racconti che nessuno crede.
Il metodo GoodCom
Il nostro approccio integra in un disegno unico assessment, azioni e comunicazione — quest’ultima intesa insieme come rendicontazione e narrazione strategica. Sapere fin dall’assessment cosa si vorrà poter dimostrare cambia anche cosa si sceglie di misurare, e ottimizza costi e tempi che i progetti separati moltiplicano.
Evitiamo il racconto di quanto un’azienda sia buona e giusta e partiamo da due domande: per questo brand la sostenibilità è un asset strategico? E se sì, perché? Quel perché è il materiale da cui nasce la narrazione più creativa, originale e strutturata che si possa costruire, e da cui derivano tutte le scelte successive: la narrazione complessiva dell’identità, il coinvolgimento degli stakeholder come narratori attivi, l’attivazione della filiera, la valorizzazione ESG di prodotto, la disclosure, le certificazioni e i rating, la media strategy e il networking ESG.
Un lavoro così richiede competenze diverse allo stesso tavolo, per questo lavoriamo con professionisti della comunicazione, sustainability consultant, esperti di innovazione ed engagement, legali che tutelano dal rischio di greenwashing. Per saperne di più scrivici, parliamo della tua strategia e delle tue idee per la tua brand reputation.
Domande frequenti
Secondo l'indagine condotta nel 2025 dal Centro Studi Tagliacarne con Unioncamere su 2.000 imprese, chi investe in attività green ha una probabilità più alta di 6-7 punti percentuali di ottenere migliori performance aziendali.
Secondo l'Istat la produttività cresce del 4,5% nelle imprese lievemente sostenibili, del 7,9% in quelle mediamente sostenibili e del 10,2% in quelle altamente sostenibili.
Nel Rapporto del Centro Studi Confindustria 2023 le PMI hanno dato il voto più alto, su una scala da 1 a 4, al miglioramento della brand reputation (3,2). Seguono i processi interni (3,0), la gestione dei rischi (2,9) e la relazione con gli stakeholder (2,9).
Con la rendicontazione l'azienda risponde alla domanda «è vero?» con dati, perimetri e metodologie, e dopo la risposta il documento va in archivio. Con la comunicazione d'impatto l'azienda si chiede che senso ha il proprio lavoro per dipendenti, clienti, finanziatori e territorio, e quella domanda resta aperta.
GoodCom mette in un unico disegno assessment, azioni e comunicazione, e prima di tutto verifica se per quel brand la sostenibilità è un asset strategico e perché. Allo stesso tavolo lavorano professionisti della comunicazione, sustainability consultant, esperti di innovazione ed engagement e legali che tutelano dal rischio di greenwashing.
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